ALB3470 -Umberto Albanese Collection

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COD: ALB3470 Categoria:

Descrizione

Note Biografiche

Umberto Albanese nasce nel 1950 a Casarano (LE) dove vive e lavora.

Avviato agli studi classici si laurea in medicina e si specializza in cardiologia presso l’Università di Pavia.

Già nell’infanzia si manifesta in lui la predisposizione per la pittura, fino a quando, dodicenne, una visita in Toscana e agli Uffizi aprirà definitivamente ai suoi occhi orizzonti nuovi, così che la “Maestà” di Giotto e tutta l’arte rinascimentale, e poi gli affreschi di Assisi, resteranno a lungo impressi nella sua mente. In Seguito gli impegni professionali lo allontanano per alcuni anni dalla pittura nella quale si era sempre cimentato da autodidatta prediligendo il genere figurativo.

Verso la fine degli anni 80 avverte un insistente richiamo verso l’antica passione mai assopita e, riprendendo in mano la tavolozza, dà vita ad una prolifica produzione di opere.

La sua prima esposizione (principalmente di soli paesaggi) sarà allestita nel 1993 a Lecce. Si percepisce da subito la sua vocazione per la sperimentazione cromatica: il disegno era solo il pretesto, mentre il colore era l’anima del quadro (per tale motivo Albanese non dipingerà mai ritraendo dal vero). L’esperienza arricchita dai numerosi viaggi e le frequentazioni di musei, insieme ad una insaziabile conoscenza delle diverse correnti artistiche dell’arte moderna e contemporanea, influenzeranno fortemente la sua pittura ed è così che, dalle opere rigorosamente impressioniste, sperimentando i tocchi di colore puro, procede verso l’espressionismo e poi al fauvisme.

Intanto espone a Firenze, Ancona, Cortina D’Ampezzo, Spoleto, Orvieto, Pescara e Venezia.

Convinto che anche un paesaggio o una natura morta posso esistere senza porre mano a leggi prospettiche, crede che in Arte ogni limitazione sia un ostacolo all’atto creativo e dirà: “L’opera nasce e vive grazie agli immediati flussi del sentire dell’Artista e pertanto non può essere soggetta ad alcuna regola, né indugiare o tanto meno concedersi all’arbitrio della logica. Il colore, il segno, la materia devono perciò posizionarsi sulla tela soggiacendo alla predestinazione voluta dall’autore che è il solo a sapere dove collocarli seguendo il proprio istinto o assecondando una sua necessità.”

Siamo nella seconda metà degli anni ’90, gli anni della svolta: la figura si dissolve con gradualità e lascia il posto allo spazio onirico poiché come diceva Nicolas De Stael: ” Lo spazio della pittura è un muro, ma tutti gli uccelli del mondo vi volano dentro.”

Nascono così i primi cicli pittorici: “Frammenti della Memoria”, “Il viaggio di Orfeo”, “Labirinti della Memoria”, “Nebulosa”. Opere, queste, dense di segni ancestrali, dalla superficie spesso graffiata e talvolta incisa o scavata, quasi a voler cercare sotto quell’impasto di colore e materia, la verità, la risposta alle ataviche domande dell’uomo, a tutti i suoi perché. Come se rappresentassero l’umanità stessa e il suo inconscio, divenendo la pagina di un diario intimo, personale, ma nello stesso tempo universale perché può essere letto e compreso da tutti.

Intanto il suo lavoro con “ArteRoma Itinerans” viene ospitato al Palazzo delle Esposizioni di Roma e all’Ateneo S.Basso di Venezia. Nel 1997, espone al Palaffari di Firenze, in quella circostanza conosce il gallerista Walter Bellini che curerà diverse personali di Albanese nella Ken’s Art Gallery in via Lambertesca. Nel ’98 debutta all’Artefiera di Bologna e l’anno successivo ritorna a Lecce con la mostra “Frammenti della Memoria” a cura di Marina Pizzarelli, Mario De Marco e Giacinto Leone esponendo alla Fondazione Memmo e al Castello Aragonese di Otranto.

Al 2001 risalgono le prime acquisizioni del suo lavoro nelle Collezioni d’Arte dei Musei di Udine, Gallarate, Bolzano e dell’Olympic Museum di Losanna.

Nello stesso anno con la mostra “Sul baratro della verità” approda al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, una prestigiosa vetrina per i suoi lavori che non passano inosservati ai numerosi visitatori, permettendogli incontri con importanti nomi della cultura e della diplomazia internazionale.

Tra di essi ricordiamo Pierre Pelou, presidente del Comitato Cultura dell’ONU, l’Ambasciatore Andrea Massimo Leggeri e Juann Antonio Samaranck, Presidente del Comitato Internazionale delle Olimpiadi, che conferirà ad Albanese il diploma del Museo Olimpico di Losanna, quale riconoscimento per il suo lavoro. In Svizzera conosce Milena Bellini-Sheppard che, entusiasta del suo lavoro, diviene la sua art-promoter curando diverse esposizioni nella sua regione.

Di rientro da Ginevra, il Consiglio dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Lecce presieduto dal dr. Luigi Pepe, rende omaggio al suo operato organizzandogli una mostra nel salone della sede dell’Ordine. Seguono esposizioni in Francia, USA, Regno Unito, Austria, Svizzera, Messico, Corea del Sud.

Nel 2002 e nel 2004 presenta alla “Galleria Il Grifone” di Lecce “Dream, il viaggio, la storia” a cura di Lucio Galante.

Nel 2005 debutta a New York con la mostra “From dusk to dawn” e inizia a collaborare con l’Artista Leah Poller, mentre a Los Angeles Linda Siegel, storica dell’arte dell’Università di Belmont, ne cura la partecipazione a “Elegant Abstract” presso la “Don ‘O Melveny Gallery” di Hollywood, dando una sua interpretazione sull’uso del colore in questi lavori, nel momento in cui paragona le infinite sfumature cromatiche di Albanese ai quarti di tono presenti nelle opere di Chopin. Le sfumature di colore pur esistendo in natura, non sono percepibili ai più; cosi come i microtoni che secondo la tradizione classica greca costituiscono la musica dell’universo.

In seguito, la gran parte dei lavori esposti a New York confluisce nella collezione Sbarro in Madison Avenue.

Nel 2007 Albanese ritorna a Lecce con “Il vuoto ritrovato” a cura di Marco Di Capua e, sempre nello stesso anno, l’Ambasciatore Leggeri lo invita a Seoul dove viene allestita la mostra “Il colore come musica” sotto il Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura.

Nella personale, prorogata poi a Daegu, Albanese espone per la prima volta “Quaderni”, “Butterfly”, “Spartiti”, “Codice”, “Monade”, “Dream”, “Costellazioni” e “Gigante Rossa”.

Con quest’ultimo ciclo parteciperà in seguito alla 54ma Biennale di Venezia su invito di Vittorio Sgarbi e Toti Carpentieri, il quale nel 2010 lo presenta ancora una volta al pubblico leccese con “Nebulosa”, nelle sale del Castello Carlo V. In questi anni la voglia di sperimentare nuove tecniche lo avvicina al collage.

Sui suoi quadri, accanto ai segni e ai simboli, vengono introdotti elementi scritturali man mano sempre più organizzati: lettere, cifre e talvolta frasi più o meno celate dal colore e dalla materia.

Ne nasce un nuovo ciclo dove, sotto il nome di “Untitled”, prendono vita opere che affiancano alla ricerca pittorica il recupero del messaggio lasciatoci dai grandi del passato e di quei valori, spesso dimenticati, che anche in una società inaridita da tanti mali, restano pur sempre il faro del sentire umano.

Con “Untitled” ritorna in Corea, esponendo nel 2013 nelle sale del prestigioso Chung-A Art Center di Seoul.

Una mostra di opere che si rifanno sopratutto al capolavoro dantesco ed alle “Laudes Creaturarum” ispirate quest’ultime dalla figura carismatica del nuovo Pontefice appena eletto, a cui Albanese ne farà dono dopo il rientro dalla Corea e dopo averle presentate alla “Imperial Art Gallery” di Casarano con la mostra omonima curata da Toti Carpentieri.

In questi lavori si sente forte anche la presenza di autori come Petrarca, Shakespeare, Baudelaire, Neruda e ricorre spesso il concetto di Amore coniugato in tutte le sue forme e riscoperto come molla propulsiva di ogni cambiamento e come unico recupero di quel sentire puro e gioioso che sempre è presente nei cicli pittorici di questo artista dove, per dirlo con una frase di Marco Di Capua, “L’opera di Albanese ha un battito segreto, chiuso dentro, regolare…E poi dici che il cuore non c’entra”.

Informazioni aggiuntive

Varianti

3469, 3470, 3472, 3481, 3495, 3506, 3510, 3524, 3526, 3531, 3539, 3552